MODALITÀ DI APPROCCIO AGLI TSUBO

Abbiamo parlato di come usare il palmo e le dita della mano, e di come premere. Il passo successivo riguarda la localizzazione degli tsubo. Spesso viene chiesto se ci sono dei punti sui quali non va esercitata una determinata pressione. Sia in agopuntura che nella moxa-terapia troviamo dei punti proibiti, detti kinketsu, che se stimolati tramite ago o moxa, provocherebbero seri danni. Questo aspetto, già noto anticamente, è il rovescio della medaglia di tali terapie, in concomitanza alla loro efficacia.

L’agopuntura e la moxa-terapia, tecniche di trattamento molto antiche e dalla consolidata tradizione, ci insegnano tuttavia a curare senza correre rischi. Da qui, la necessità di apprendere anche questi dettagli.

Conoscere gli tsubo

Viene spontaneo domandarsi se anche nello shiatsu, che lavora con la pressione sui punti, sia necessario conoscere gli tsubo come in agopuntura e in moxa-terapia. In merito a ciò, è importante ricordare che, sia gli aghi che la moxa, sono stati creati per sostituire le nostre dita. Quindi, lo shiatsu, cronologicamente parlando, è più antico di agopuntura e moxa-terapia. Tuttavia, i libri moderni scritti da esperti di agopuntura e moxibustione attribuiscono minore importanza allo shiatsu. In realtà, prima di inserire un ago o applicare la moxa, si cercano i punti proprio con le dita. Tale modo di procedere si ritrova anche negli antichi manoscritti cinesi, ma le ricerche sugli tsubo sono state effettuate solo a sostegno di agopuntura e moxibustione.

A questo punto viene da chiedersi perché queste tre terapie siano considerate diversamente. La risposta è che lo shiatsu, usando le dita, risulta molto meno pericoloso delle altre due. Inoltre, anche se capitasse di sbagliare tsubo, basterebbe premere di nuovo quello giusto. Trovare lo tsubo giusto prima con le dita o il palmo per poi intervenire con strumenti più forti aumenta ovviamente l’efficacia della terapia.

Come scegliere gli tsubo

Le attuali mappe degli tsubo, create per agopuntura e moxa-terapia, sono molto utili, ma rappresentano solo una parte di essi sul nostro corpo. Vi sono anche i kiketsu (tsubo extra, fuori dal percorso dei meridiani tradizionali), e le moderne ricerche cinesi ne stanno scoprendo altri. Il numero approssimativo di 360 tsubo è  stato stabilito in correlazione ai giorni dell’anno, ma in realtà il loro numero è più elevato. Ovviamente, vista la quantità e la relativa difficoltà a ricordarli, sono stati selezionati solo i più efficaci.

Le dita e il palmo della mano, essendo molto meno pericolosi dell’ago e della moxa, sono adatti alla localizzazione e alla scelta di questi punti. Ciò non significa, però, che possiamo esercitare su di essi qualsiasi tipo di pressione, perché potremmo danneggiare l’altra persona. È per questo motivo che si devono imparare bene le varie possibili modalità di pressione.

Adattarsi al paziente

Prima di tutto, non dobbiamo premere con troppa forza: potremmo causare fratture/microfratture al paziente. Esercitare molta forza su un punto che presenta già dei problemi, è pericoloso, soprattutto se questo avviene inavvertitamente. Nelle arti marziali, durante gli allenamenti, si imparano infatti queste tecniche. Nel Sappou, ad esempio, si usa una pressione molto forte per colpire l’avversario, ma la stessa pressione può essere usata per risolvere problemi o malesseri specifici, sebbene con molta cautela, visto l’alto rischio.

In secondo luogo, dobbiamo tenere sempre presente le condizioni del paziente. L’agopuntura e la moxa-terapia richiedono estrema precisione, perciò dobbiamo saper trovare i punti esatti con le dita e con il palmo o, chiedendo direttamente alla persona. A volte, capita di vedere operatori che dicono al paziente di sopportare il dolore, perché hanno studiato che lo tsubo si trova lì. Ma la nostra professionalità non viene meno, domandando alla persona. Anche i più esperti dovrebbero farlo senza timore, perché uno dei punti di forza dello shiatsu consiste proprio nel poter regolare la forza e la pressione (cosa che non è possibile con l’ago). Naturalmente, ciò non significa domandare le sensazioni provate ad ogni pressione che esercitiamo. Impariamo qual è la modalità che piace al nostro paziente.

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