TONIFICAZIONE E DISPERSIONE

Condividi

Il contatto col Ki

Nei libri tradizionali è scritto: “Prima di tutto, costatate se il paziente è magro o in sovrappeso, poi verificate se il suo ki è kyo o jitsu: se è jitsu, procedete alla dispersione, se è kyo alla tonificazione. Non occorre cercare di comprendere di quale malattia si tratti, bisogna solo ripristinare l’armonia”. Inoltre, si dice anche: “Se il jaki (ja = sporco, negativo e ki = energia) si accumula ci sarà un jitsu, se, invece, la vitalità è scarsa, ci sarà un kyo”.

Tonificazione e dispersione

E’ dunque evidente che la medicina orientale si fonda sul kyo-jitsu, e che tonificazione e dispersione sono alla base della cura. Nei testi è scritto chiaramente che, qualsiasi sia la malattia, se il kyo-jitsu viene riequilibrato, si può guarire. Il termine dispersione indica un movimento turbolento di elementi molto acquosi, come l’acqua che scorre con irruenza, e può essere riferito, per esempio, al disturbo della dissenteria. Nei testi tradizionali si raffigura con un ideogramma semplificato, che rappresenta l’atto di spostare un oggetto da una parte ad un’altra. Per quanto riguarda il trattamento manuale, corrisponde al MA di anma, cioè “muovere le mani come per lucidare qualcosa usando una pietra”.

Il termine tonificazione, interprertando l’ideogramma, rappresenta l’atto di riempire. Esso indica anche una cucitura, cioè un pezzo di stoffa unito tramite filo ad un tessuto identico, a simboleggiare che, quando un elemento manca, qualcosa dello stesso genere colma tale insufficienza. Questo corrisponde ad AN di anma e da qui la correttezza, anche a livello etimologico, del significato di adagiare la mano con calma“.

La frase dei testi tradizionali “se vi concentrerete, avvertirete solo dolore”, indica che non bisogna premere continuamente sui punti duri ed in tensione. Vale a dire, se il MA non viene spostato (cioè se la mano rimane ferma), il paziente proverà dolore. Pertanto, quando si tratta il jitsu, la pressione mantenuta costante dello shiatsu deve essere breve e pensata principalmente per poter spostare il ki. Viceversa, se si preme delicatamente e per breve durata il kyo, che ha una superficie morbida, tale zona non potrà essere riempita di ki perché il kyo, in questo caso, risulta profondo o rigido. Pertanto, per tonificare il kyo, bisogna premere a lungo in modo da stabilizzare la superficie, esercitando una pressione mantenuta costante che protegga la zona dalle stimolazioni delle parti circostanti. Per disperdere il jitsu è sufficiente stimolare la parte del corpo interessata e farla muovere, ma per tonificare il kyo è necessario praticare uno shiatsu corretto che ripristini lo stato iniziale, attendendo la guarigione di quella ferita profonda.

Jitsu-sho e kyo-sho

Il termine kyo-jitsu viene usato non solo per indicare le anomalie dei meridiani, ma anche per i difetti della conformazione fisica. Osservando e paragonando le costituzioni dei vari pazienti, si può distinguere fra chi è forte e, perciò, tende a stancarsi troppo solo a causa di lavori pesanti, e chi, invece, è più debole e tende ad affaticarsi immediatamente. Inoltre, il termine può essere usato per indicare lo stadio iniziale di un disturbo, quando i sintomi appaiono localizzati, e quello successivo in cui la malattia ha consumato totalmente il paziente ed in cui i sintomi sono visibili in tutto il corpo.

L’utilizzo del medesimo termine in riferimento a diversi casi e condizioni, tra cui quelli sopraelencati a titolo esemplificativo, non solo crea confusione nella loro spiegazione scientifica, ma può risultare poco pratico. Tuttavia, lo scopo della medicina orientale non è spiegare situazioni oggettive, ma trovare un modo per guarire il paziente e, per farlo, ad ogni situazione si applica la tonificazione del kyo e la dispersione del jitsu; alla luce di ciò, diventa comprensibile quanto possa essere utile l’approccio orientale. Se non si riesce a cogliere pienamente tale aspetto, dal punto di vista della medicina occidentale le terapie orientali sembreranno solo disordinate, confuse e obsolete.

Nel detto “nel kyo c’è jitsume nel jitsu c’è il kyo” è evidente l’importanza della tonificazione e della dispersione per i kyo e jitsu rilevanti. Ma anche la necessità di seguire la tonificazione e dispersione in modo preciso e minuzioso, qualora il kyo-jitsu fosse minimo. Di solito, per gli uomini si utilizza la dispersione e per le donne la tonificazione, ma per uomini gracili e dal lato femminile più sviluppato potrebbe risultare migliore il metodo della tonificazione, così come per alcuni tipi di donne la dispersione.

Jitsu-sho indica una situazione in cui si è tesi e con un eccesso di energia, e i sintomi si manifestano visibilmente; kyo-sho, invece, indica una sensazione di debolezza e scarsa resistenza, con sintomi debilitanti. In caso di jitsu-sho si può usare anche il termine yang-jitsu-sho, con riferimento a yin e yang. Ad esempio, una persona apparentemente in salute ma che rivela sintomi all’apparenza trascurabili, che soffre saltuariamente di stanchezza e stress emotivo o è molto golosa (mangia e beve troppo), può essere trattata con metodi “forti”, tramite una stimolazione che entra in profondità. In questi casi, la guarigione può avvenire facilmente grazie alle medicine, senza bisogno di visite e trattamenti accurati. Se, però, il paziente è di salute cagionevole e ignora i sintomi, può passare dalla situazione provvisoria yang-jitsu-sho alla fase cronica yin-jitsu-sho. Gran parte delle malattie croniche rientra in questa casistica: siccome il corpo è ancora forte, i sintomi perdurano e le medicine perdono efficacia. In tal caso, i rimedi della medicina popolare sono di grande aiuto.

Nel momento in cui la forza fisica viene meno, si passa allo stadio yang-kyo-sho: i sintomi sono confusi, appaiono anche all’esterno, i dolori diventano forti e la sopravvivenza può addirittura essere in pericolo. Le persone in condizione kyo-sho spesso partono direttamente da questa situazione; in tali casi, un trattamento eseguito senza una diagnosi precisa è fallimentare.

Si passa allo stadio yin-kyo-sho quando i sintomi non migliorano, la sofferenza aumenta e diventa difficile capire quale sia esattamente il punto dolente. Chi è in questo stato spesso va dal medico, ma a volte un trattamento shiatsu sarebbe più utile.

Condividi

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *