IL MOVIMENTO DELLE ARTICOLAZIONI

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Gli esercizi di movimento delle articolazioni sono suddivisi in tre categorie:

  • il movimento volontario
  • quello indotto dall’esterno (da un operatore)
  • quello generato dalla resistenza corporea.

Il movimento volontario include i tipi di ginnastica effettuati da soli. Il suo nome tradizionale, do-in, indica la regolazione del flusso dei meridiani tramite il movimento. Le tecniche di manipolazione come lo shiatsu e il seitai considerano l’individuo come un tutt’uno, così come la medicina tradizionale orientale considera l’anma e il do-in una cosa sola. Il do-in, però, si basa su movimenti volontari, mentre lo shiatsu su quelli indotti da un operatore, che li utilizza per riequilibrare.

Nei trattamenti in posizione seduta e decubito laterale si usa molto la tecnica del movimento delle articolazioni. A volte, la tecnica della pressione non è sufficiente per ottenere risultati efficaci: in questi casi, il movimento delle articolazioni può essere di aiuto. Si dice che l’agopuntura e la moxa-terapia abbiano effetti terapeutici su qualsiasi malattia ma, dal momento che non contemplano l’uso delle mani, è difficile constatarne l’immediatezza. Di recente, è nata la tendenza ad integrarle con qualche nozione di chiropratica, anche se essa si basa su teorie ed assunti totalmente differenti, il che evidenzia la lacuna di agopuntura e moxa-terapia.

Shiatsu e seitai

Storicamente, lo shiatsu era una tecnica curativa associata al seitai, pertanto si dovrebbe dare maggior peso alla tecnica del  movimento; ma questo non avviene, tant’è che, ormai, shiatsu e seitai sono due tecniche separate. Nel seitai, comunque, si tende esclusivamente alla risistemazione/manipolazione, senza alcuna attenzione all’atto pretorio: da questo punto di vista, si può dire che esso si avvicini alla terapia manuale moderna.

Di recente, però, la chiropratica, prima di effettuare la correzione della posizione delle vertebre, ha introdotto alcuni accenni alla tecnica della pressione. Tuttavia, essa è molto legata alla concezione che la medicina occidentale ha della muscolatura e dei tendini, e dà eccessiva importanza alla parte del corpo con anomalie, senza avere una visione olistica come nella teoria dei meridiani.

Per eseguire la correzione, bisogna individuare la zona da trattare e verificarne lo stato ma, nella chiropratica, si presta troppa attenzione a shoku-shin e shi-shin, usando anche i raggi x.

Shoku-shin e shi-shin

La shoku-shin è una modalità di pressione portata con tono muscolare contratto, alla ricerca di anomalie e che attiva il sistema ortosimpatico attraverso un contatto epicritico; la shi-shin è un termine che designa la diagnosi della medicina occidentale tramite la vista. Il suo obiettivo è determinare la natura della patologia osservando esclusivamente la parte malata, indipendentemente dalla persona. E’ una visione analitica, contrariamente alla visione olistica orientale di bo-shin). Tali tecniche, di impronta occidentale, vanno incontro a notevoli difficoltà anche nella diagnosi di sintomi modesti, e necessitano di conoscenze molto specifiche.

Individuare la parte malata

Nello shiatsu, per individuare la parte malata, si prova a premere. Se si fa correttamente, c’è il vantaggio che sarà il paziente stesso ad accorgersi del disagio. Non bisogna premere con forza ma appoggiarsi al ricevente, così da non provocargli dolore. Inoltre, è possibile condividere con lui la sensazione di fastidio. La corretta pressione, dunque, non è solo un mezzo per la diagnosi, ma è già un atto terapeutico. La percezione del proprio disagio è legata alla capacità di auto-guarigione del paziente; quando l’operatore attua la pressione, aiuta la riattivazione di tale capacità.

Il movimento delle articolazioni come fase preparatoria

Lo shiatsu, inoltre, grazie alla tecnica del movimento delle articolazioni, svolge anche la fase preparatoria della terapia. I sintomi a cui sono soggetti ossa e muscoli derivano da rigidità, tensione o problemi degli organi interni, quindi non si cerca solo di curarli a tutti i costi, ma anche di stimolare con la pressione la zona disturbata, in modo da favorire l’auto-guarigione. Pertanto, per fare shiatsu non occorre avere conoscenze mediche specifiche, perché entra in gioco la capacità di auto-cura del paziente; inoltre, può essere praticato facilmente.

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